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L’Anief continua ad attaccare il green pass. “Quanto sta accadendo in altri Paesi, sulla gestione non imposta della certificazione ‘verde’ sul Covid19, conferma che nei nostri confini nazionali ci si muove andando contro regolamenti e raccomandazioni europee”., dichiara l’associazione di insegnanti.

“Un motivo in più per ribadire che l’obbligo del green pass per entrare a scuola e studiare all’Università si rifà ad una norma illegittima. Così Anief ha deciso di contrastare questo progetto a più livelli. Marcello Pacifico, presidente Anief dichiara: “Siamo sempre più convinti di avere fatto bene a portare avanti i ricorsi, per ottenere un provvedimento urgente già prima dell’inizio dell’anno scolastico.

E aggiunge: “Siamo pronti a ricorrere anche nei giorni successivi, con i provvedimenti che saranno assunti ad anno scolastico avviato. Per avere l’università in sicurezza non si può imporre il vaccino. Le soluzioni sono altre”.


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Green pass all’Università: ” Italia unica in Europa, qui si attua la discriminazione”

Anief fa un confronto con tra il futuro degli studenti italiani e quelli francese. “In caso di contagi nelle classi, gli alunni francesi non vaccinati dovranno però restare a casa. Una condizione, quest’ultima, che riguarda comunque anche l’Italia, dove pure gli studenti vaccinati, in presenza di un caso di positività al Covid19 in classe, rimarranno precauzionalmente a casa per una settimana e rientreranno a scuola solo previa esibizione di tampone diagnostico negativo”.

Anche alla luce di quanto sta accadendo in Europa e non solo, il giovane sindacato Anief continua a sostenere che non vi sarà alcun ritorno a scuola in presenza con modalità di sicurezza fino a quando non si provvederà all’allargamento delle aule, Ma anchela riduzione del numero di allievi per classe. Con contestuale raddoppio del numero di docenti e Ata. Per farlo abbiamo a disposizione i fondi europei del Pnrr: non disperdiamoli in operazioni secondarie, le priorità sono quelle indicate dall’Anief”.


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Mi chiamo Morana Alessandro, classe 2000, palermitano. “non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”

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