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Da quasi un anno sono in bilico e non sanno quello che il futuro riserverà loro. I professionisti del mondo dello sport non sanno più cosa fare. Sono queste le motivazioni che hanno portato 50 siciliani a scendere a Piazza del Parlamento, di fronte all’Ars, nei pressi di Villa Bonanno per reclamare i propri diritti.

Queste 50 persone sono gente della porta accanto: i nostri istruttori di palestra, coloro che aiutano ad eliminare la cifosi o coloro che ci insegnano a fare in generale del sano sport.

La protesta si è svolta nella mattina di sabato 20 febbraio. Nel pieno distanziamento delle norme contro il Covid-19. Tutti muniti di tute e con la voglia di ricominciare presto a lavorare nelle palestre e in altre strutture specializzate.

La protesta dei lavoratori dello sport

Se la situazione sembra già catastrofica, adesso rischia di peggiorare. In maniera malinconica la mascotte della cerimonia è stata una tomba, “perchè in questo modo si sta solo lasciando morire migliaia e migliaia di professionisti”. A dirlo è Marilu La Mantia rappresentante di settore.

Il contratto per il mondo dello Sport rischia di scadere giorno 28 febbraio e di non essere più rinnovato. Il nuovo esecutivo, guidato dal tecnico Mario Draghi, non ha inoltre inserito il Ministero dello Sport. “Adesso chi vive di sport non ha una voce con cui manifestare i propri problemi e dissensi”. È la triste fotografia dei lavoratori dello sport durante la protesta.

“Siamo stati abbandonati. Chiediamo di essere ascoltati”. Sono queste le parole che il gruppo di esperti ha rivelato nella mattinata dedicata alla ricerca di diritti. La voglia di ricominciare è tanta, ma la categoria ha bisogno di aiuto. “Speriamo che le istituzioni ci ascoltino”, è l’appello di questi professionisti.

Una protesta che è andata infatti in scena in oltre 20 città italiane, fra le quali Palermo e Catania. Un grido d’allarme da parte di una delle categorie più colpite dall’emergenza sanitaria.


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Alessandro Morana

Mi chiamo Morana Alessandro, classe 2000, palermitano. “non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”

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