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Si parla tanto negli ultimi tempi di southworking. Southworking ovunque ma…in Calabria hanno deciso di fare sul serio.

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Il lavoro agile ci ha cambiato la vita

Una delle conseguenze della pandemia che ci ha davvero cambiato la vita è il lavoro agile. Quello che si svolge con un computer, comodamente in qualsiasi posto del mondo ci si trovi.

Che lo si odi o che lo si ami, resta il fatto che il biennio del Covid ha reso il lavoro da casa davvero una possibilità per migliaia di persone. Cambia il lavoro, dunque, ma cambia anche il concetto di “casa”.

Se non abbiamo più l’obbligo di essere fisicamente in ufficio, e se abbiamo una socialità ormai risolta, perché dover dilapidare l’intera busta paga mensile per l’affitto di un bilocale buio e periferico di qualche grande megalopoli europea? Perché non rientrare verso le più sostenibili cittadine di origine, o, ancora meglio, convertirsi alla “vita mediterranea” che allunga la vita?

L’idea di un sindaco calabrese

E’ quello che ha pensato anche il sindaco di un comune di 4696 abitanti in provincia di Cosenza, Gianpietro Carlo Coppola. Il comune è quello di Altomonte e il sindaco Coppola ha rilasciato un’intervista entusiasta alla CNN nella quale ha celebrato il concetto di “south work”. Non solo da casa, ma da una casa in un paesino del meridione italiano.

Non è un caso che Coppola sia stato intervistato proprio per il sito della famosa emittente statunitense: nel mondo anglosassone la dolce vita italiana ha ancora un fascino irresistibile e i nostri borghi sono il sogno proibito di buona parte della classe media.

L’idea piace anche ad altri borghi….

Ma il “south work” potrebbe presto diventare qualcosa di più di una trovata pubblicitaria. Alcuni Comuni stanno cercando di provvedere ad alcune dotazioni di cui i lavoratori del terziario in questo nuovo millennio non possono fare a meno: connessione veloce a Internet, spazi di co-working pubblici e sale riunioni.

Regione Calabra, i dettagli del bando che uscirà a breve

Anche la Regione Calabria sta mettendo a punto un piano di incentivi economici rivolto a italiani e stranieri per facilitare il trasferimento nei borghi che ora soffrono lo spopolamento.

Alcuni requisiti necessari per partecipare al bando di imminente uscita sono già stati chiariti: essere giovani fra i 18 e i 40 anni e provenire da un comune italiano con oltre 2000 abitanti o da uno Stato estero. Oltre naturalmente a trasferirsi di fatto in uno dei borghi coinvolti e qui partecipare all’apertura o alla rivitalizzazione di una attività economica (locali, negozi fattorie, B&B, biblioteche ecc).

In cambio, la Regione si impegna a rilasciare ai nuovi residenti un’entrata mensile tra gli 800 e i 1000 € per 2 o 3 anni fino a un massimo di 28.000 Euro a persona. O in alternativa un finanziamento unico a monte dell’apertura dell’attività.

I borghi che parteciperanno alla prima sperimentazione

Per questa prima sperimentazione sono stati individuati nove borghi che potranno essere meta residenziale dei nuovi abitanti: Aieta, Albidona, Bova, Caccuri, Civita, Samo e Precacore, San Donato di Ninea Sant’Agata del Bianco, Santa Severina.

Semra un’idea davvero originale. Magari anche da noi in Sicilia qualcuno dei nostri splendidi borghi potrà seguirne l’esempio….

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