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Alcuni mesi fa ha avuto inizio a Palermo un progetto per la formazione di Mentori, che ha coinvolto un numero importante di cittadini desiderosi dimettersi a disposizione del prossimo.

Cos’è un mentore

Ma andiamo per gradi cercando di comprendere innanzitutto il significato della parola Mentore. Per far questo dobbiamo scomodare l’Odissea.

Ulisse, prima di partire alla volta della guerra di Troia, affida il piccolo figlio Telemaco all’amico Mentore, affinché, con autorità paterna, questi possa  prendersene cura.

Mentore dunque sarà quella figura saggia ed esperta che farà da guida, da consigliere, da sostenitore al piccolo Telemaco.

Fondamentalmente il compito del mentore sarà proprio questo: fare da guida, da supporto, da indirizzo ad un giovane migrante. Nel nostro caso il giorvane non si chiamerà Telemaco ma Lamin, Bubacarr, Jessita, Mamadou…

Non mi soffermo sulle modalità del viaggio intrapreso da questi ragazzi perché credo sia facile intuire le difficoltà che hanno dovuto affrontare per giungere sulle nostre coste: la cronaca è piena di queste storie.

Concentriamoci piuttosto sugli incontri tra mentori e mentee (cioè i ragazzi). Sono iniziati con una vera e propria selezione e con un periodo dedicato alla formazione per acquisire le nozioni utili per svolgere al meglio questo ruolo. Un ruolo delicato ma al tempo stesso ricco e gratificante per il mentore e pieno di speranza per i ragazzi.

Il progetto “Fianco a fianco”

Il progetto “Fianco a fianco”, promosso da Refugees Welcome Italia e sostenuto dall’UNICEF, prevede che i cittadini mettano a disposizione dei giovani migranti le proprie risorse. Non parliamo di risorse economiche ma sociali e relazionali. E, soprattutto, il proprio tempo. Il tutto affinché essi possano prendere per mano i giovani ed accompagnarli verso la realizzazione del loro sogno: dare forma ad un progetto di vita.

Molti migranti arrivano in età molto giovane, come minori non accompagnati. Per loro è prevista una procedura di accoglienza dedicata e di tutela legata alla minore età.

Giunti alla maggiore età questi ragazzi necessitano ancora di aiuto ed assistenza per proseguire il loro cammino verso l’autonomia. Spesso sono ragazzi che frequentano un corso di studi, tirocini, corsi di formazione e che faticano a trovare uno spazio nella nostra società, ahimè ancora fortemente avversa allo straniero.

Sono uomini e donne, sono ragazzi e ragazze alla ricerca di riscatto nella società, alla ricerca di tutela,  di dignità, di gentilezza, affetto, amicizia.

Non tutte le relazioni sono facili da portare avanti. Bisogna entrare in punta di piedi nelle vite di questi giovani, vite segnate da sofferenze che noi non possiamo immaginare.

Essere mentori in tempo di pandemia

I mentori sono animati da uno spirito di accoglienza e difesa dei diritti umani e guidati da una gentilezza d’animo che gli fa onore. Donano gratuitamente il loro sostegno. In cambio ricevono gratitudine e sorrisi che riempiono il cuore.

L’emergenza sanitaria non ha fermato queste relazioni, le ha sicuramente limitate ma si può essere d’aiuto anche a distanza, anche con un messaggio di “Buongiorno” che è tutt’altro che banale.

La chiave di successo di queste relazioni è guardare ai migranti come una ricchezza per la nostra società senza rassegnarsi al clima d’odio e indifferenza nei loro confronti.

Laddove la politica fallisce, il mentore cerca di colmare per quel che può queste lacune che spesso disorientano i ragazzi rendendoli agli occhi dei più un pericolo da evitare.

Ogni giovane migrante è portatore di una precisa identità legata alle sue origini, alla sua cultura, alla sua religione che cercherà di conciliare con la nuova identità che dovrà costruirsi nel paese di accoglienza.

Sono persone che volgono lo sguardo ad un futuro di autonomia e per questo ogni mentore cerca di dare il massimo al suo mentee con la consapevolezza di non dover pretendere nulla in cambio se non un grande sorriso: il sorriso della speranza in un futuro migliore!


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