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Medico di base siciliano, originario di Mazzarino in provincia di Caltanissetta, Riccardo Munda ha deciso di lavorare in provincia di Bergamo. In piena pandemia, ha salvato migliaia di vite con la sola vecchia e buona pratica dell’assistenza a domicilio. Lavora giorno e notte e risponde a decine di telefonate. Prende appuntamenti anche con persone che non rientrano nell’elenco dei suoi assistiti. Per assistere i suoi pazienti o chi lo contatta ha raggiunto anche città ben lontane dalla provincia di Bergamo. Tutto perché, come dice lui, “non so dire di no a una persona in difficoltà”.

La cura e le visite sono prerogative indispensabili per il dott. Munda.

“Da che mondo è mondo la diagnosi si fa per telefono e la terapia la si dà seduti sulla sedia? Io non penso che si possano avere dei risultati positivi senza dei sacrifici, come quelli di andare a visitare il paziente, ora più che mai”.

Il contatto con i suoi pazienti

Il medico siciliano ama stare a contatto con i suoi pazienti, soprattutto quelli più fragili, che hanno bisogno anche solo di rassicurazioni.

“Andavo a trovare i miei pazienti fragili anche per fare loro solo compagnia, rassicurarli: la visita generale e due paroline. E ora con il covid che faccio? Non ci vado più? Questa cosa non si verificherà mai finché farò il medico di base, ma non può durare a lungo”. mi sto esaurendo. Passo ogni giorno a rompermi la testa sui programmi per fare le segnalazioni, per fare i certificati, arrivo a fine giornata molto più stanco di quando c’era il covid, perché qua covid, a parte lo scherzo, non ce n’è più. Da 7 mesi non ho pazienti che stanno male, ho pazienti che hanno 2-3 giorni di febbricola, qualche colpo di tosse. Eppure, anche se qualche mese fa visitavo 25-30 pazienti al giorno, e avevo contemporaneamente 4 pazienti con polmonite da gestire a casa, adesso sono più stanco di allora. Perché? Perché dobbiamo fare i certificati con dei programmi che non funzionano, ci sono anomalie improvvise del sistema che mandano in fumo ore passate ad inserire i dati degli assistiti”.

Secondo il dott. Munda la soluzione giusta alle lungaggini delle procedure burocratiche sarebbe quella di raddoppiare il numero di medici di base, assumerli e pagarli bene.

“Raddoppiare il numero di medici di base, assumerli e pagarli bene. Perché noi non siamo pagati per andare a visitare le persone a casa, figuriamoci adesso per rischiare anche la pelle. Non mi sorprende che i miei colleghi non vadano spesso a visitare”.

Il divario nord-sud

Si parla spesso del divario nord-sud soprattutto nell’ambito sanitario. E a tal proposito, il medico siciliano afferma:

La sanità del nord è molto efficiente, solo che il covid, non so per quale strano motivo, ha azzerato completamente la medicina territoriale. Bloccandosi la medicina territoriale è automatico che le strutture ospedaliere vadano in tilt. Abbiamo pochi posti in ospedale che si riempiono alla velocità della luce, specie se non c’è un filtro, che è la medicina territoriale. Le ambulanze in certi ospedali stanno in fila anche 12 ore ad aspettare che alcuni pazienti vengano smaltiti. A questo punto il lockdown è ovvia conseguenza, ma si capisce che questa politica non può durare”.

Una giornata lavorativa del dott. Munda sembra essere infinita. Pagato tre ore al giorno, lavora ben 11 ore e a fine giornata, distrutto fisicamente, è costretto ad ignorare messaggi e chiamate. Sentendosi in colpa, dice: “Mi dispiace sapere di non poter fare qualcosa di più”.


Oggi più che mai servono professionisti come il dott. Munda, giovane medico, che con il suo entusiasmo e la sua passione trova sempre la chiave giusta per aiutare il prossimo. E aiutare chi si trova in difficoltà è il suo obiettivo, anche quando non ce la fa più. Anche quando gli adempimenti burocratici prendono il sopravvento, sottraendo spazio e tempo alla sua più grande missione: aiutare gli altri.

Ogni giorno che passa ci rendiamo conto che alla nostra sanità servono più medici, ma ancor prima, servono più uomini. Grazie dott. Munda per la sua dimostrazione di professionalità e di dedizione al lavoro, ma soprattutto grazie per la sua testimonianza di umanità.


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