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A quanto pare, i pirati del web non se ne lasciano scappare una. In questi giorni, circola tra le varie chat una versione di WhatsApp rosa, ma FATE ATTENZIONE! Non si tratta di un’ufficiale iniziativa glamour, ma di una vera e propria truffa informatica.

WhatsApp Pink: la nuova truffa

Com’è noto, le possibilità di personalizzare il tema di WhatsApp non sono tantissime. Proprio per questo, è più facile che molti utenti caschino nella nuova trappola attrattiva, convinti di poter personalizzare l’interfaccia classica dell’applicazione. Ma i rischi a cui si va incontro sono diversi.

WhatsApp Pink: cos’è?

Dietro ad un nome così curioso, che promette di trasformare l’applicazione in un confetto rosa, si nasconde in realtà un pericoloso virus. La truffa è stata individuata dal ricercatore di sicurezza indiano Rajshekhar Rajaharia. All’apparenza, si tratterebbe di un’applicazione Android che sfrutta il nome dell’applicazione di messaggistica istantanea più famosa per intrufolarsi nei dispositivi degli utenti e sottrarre i dati sensibili.


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WhatsApp Pink: ecco perché è pericolosa

I malcapitati utenti ricevono un link che invita a scaricare una fantomatica versione di WhatsApp che promette di cambiare il colore dell’interfaccia, dal classico verde al rosa. Un’iniziativa “accattivante”, soprattutto per le più giovani. Ma una volta installata, l’app scompare dalla schermata principale del dispositivo e resta attiva in background, mettendo in pericolo la sicurezza dei dati sensibili dell’utente. Il malware, inoltre, può prendere pieno controllo della rubrica o ancora inviare dei messaggi ai contatti e chiedendo a sua volta di effettuare il download dell’applicazione.

Come difendersi

Se siete tra i malcapitati della nuova truffa “in rosa, ecco cosa fare. Prima di tutto, è necessario procedere alla disinstallazione immediata dell’applicazione. Successivamente, aprire la vera applicazione di WhatsApp e dalla funzione WhatsApp Web/Desktop, accessibile dalle impostazioni, cancellate la cache del browser e revocate i permessi concessi ad applicazioni sospette. Ricordate di controllare sempre le iniziative che circolano e di far affidamento solo alle fonti ufficiali.

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A proposito dell'autore

Cristina Riggio

Laureata in Giurisprudenza a Palermo con una tesi di diritto penale, non ho mai abbandonato la mia passione per la scrittura. Curiosa ed ambiziosa, cerco di rinnovarmi continuamente.

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