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Carabinieri scoprono così una maxi frode nel commercio alimentare in Toscana.

La passata di pomodoro della società Petti, secondo il comandate dei carabinieri per la Tutela dell’agroalimentare italiano, non ha nulla di pomodoro italiano come scritto sull’etichetta. Dove, anzi, si legge “100% pomodoro toscano

Secondo gli inquirenti si tratta della più grande frode alimentare mai scoperta prima in Italia. Passata Petti, la truffa più grande in Italia. Passata di pomodoro ottenuta da concentrato di pomodoro estero venduta come prodotto contenente pomodoro 100% italiano o addirittura 100% toscano. Ma di italiano in quelle passate non c’era nulla, o meglio “quelle passate, il pomodoro toscano, non l’hanno nemmeno mai visto”, così come spiegato dal colonnello Luigi Cortellessa.

Una vera e propria truffa da parte dell’azienda Petti

Negli stabilimenti del Livornese di Venturina Terme e Campo alla Croce di Campiglia Marittima imbottigliava prodotti ottenuti dalla trasformazione di concentrato di pomodoro estero. Cosa che di per sé non costituisce reato, se non fosse per il fatto che sull’etichetta di questi prodotti poi destinati alla vendita per la Grande distribuzione organizzata, ovvero i nostri supermercati, vi era scritto tutt’altro: “Passata di pomodoro 100% toscano” o anche “Passata di pomodoro 100% italiano”.

Conserve di pomodoro etichettate Passata Petti “100% italiane”, ma mescolate a concentrato proveniente dall’estero. Questo è il sospetto che ha portato i militari del comando carabinieri per la Tutela Agroalimentare, insieme ai colleghi dell’Arma territoriale e Forestale, a perquisire lo stabilimento produttivo ed il deposito della Italian food Spa – Gruppo Petti, operante nel settore conserviero e della trasformazione agroalimentare, siti a Venturina Terme e Campo alla Croce di Campiglia Marittima (LI).

Passata Petti, l’indagine della Procura

Sono sei i soggetti indagati dalla procura di Livorno per concorso in frode in commercio, dopo un’ investigazione di alcune settimane. Contemporaneamente sequestrate 3500 tonnellate circa di conserve di pomodoro in bottiglie. Divisi in vasi di vetro, barattoli, pacchi e bricks, già confezionate e etichettate come “pomodoro 100% italiano” e/o “pomodoro 100% toscano”. Erano pronte per la commercializzazione; 977 tonnellate circa di prodotto semilavorato e concentrato di pomodoro di provenienza estera (extra-UE). Tutti divisi in fusti e bidoni, per un totale di 4477 tonnellate e per un valore commerciale di almeno 3 milioni di euro.

La scoperta, frode alimentare

Il prodotto, confezionato e pronto per la commercializzazione, quantificabile in milioni di pezzi, era custodito all’interno dei depositi coperti dell’azienda, mentre le diverse migliaia di fusti e cassoni di semilavorato e concentrato di pomodoro estero erano stoccate principalmente su un piazzale esterno nell’ area dello stabilimento.
La passata è il prodotto che è spacciato come lavorato da pomodoro italiano o toscano quando era ottenuto dalla lavorazione del concentrato di pomodoro proveniente da paesi extra Ue- Acquistato come tale ma poi destinato a un tipo di lavorazione che non era indicata nelle etichette.

Al momento l’azienda non è sotto sequestro e la lavorazione dei prodotti le cui etichette sono risultate in regola continua. Mentre è stata fermata quella delle conserve di pomodoro in bottiglie, vasi di vetro, barattoli, pacchi e bricks. Durante il blitz sono state sequestrate oltre 4mila tonnellate tra semilavorati e prodotti finiti. Oltre a diversi documenti sia contabili, sia amministrativi e di laboratorio: nello specifico schede di produzione ufficiose e manoscritte, nelle quali veniva appunto descritto il falso.

L’accusa di frode alimentare

Secondo i carabinieri per la tutela Agroalimentare, “le indagini hanno documentato come gli indagati avessero posto in essere la sistematica produzione e fraudolenta commercializzazione di conserve di pomodoro. Principalmente passata di pomodoro di vario tipo e formato con il marchio della nota azienda – falsamente etichettate quale “pomodoro 100% italiano” e/o “pomodoro 100% toscano”. Prodotto destinato poi alla Grande Distribuzione Organizzata (GDO) per la vendita al dettaglio al consumatore finale sul territorio nazionale”.

Secondo gli inquirenti, la condotta consisteva nel realizzare il prodotto utilizzando rilevanti percentuali (variabili) di pomodoro concentrato estero (extra-UE) miscelato a dosati quantitativi di semilavorati di pomodoro italiano.

La documentazione sequestrata

I carabinieri hanno sequestrato “copiosa documentazione contabile, amministrativa e di laboratorio, cartacea e su supporto informatico, di interessante valenza investigativa”.  In particolare schede di produzione ufficiose e manoscritte. Dalle quali si evincerebbe chiaramente il disegno fraudolento, cioè l’attribuzione al prodotto di caratteristiche di origine e composizione diverse da quelle reali.

Le analisi

Contestualmente, gli ispettori hanno effettuato campionamenti sia del prodotto semilavorato sia di quello già confezionato ed etichettato, per le analisi di laboratorio. Inoltre accertata l’inottemperanza dell’azienda ad un decreto di sospensione delle attività produttive presso lo stabilimento di Venturina Terme. Il tutto per reiterate violazioni di natura ambientale, emanato lo scorso marzo. La realizzazione in quell’area di un manufatto di circa 4000 mq in assenza di concessione edilizia.


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Fabio C.

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