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Lo scandalo della dipendete regionale escort – L’ordinanza “Resilienza 2” del GIP Filippo Serio, stamattina ha portato a 12 arresti.

Si tratta di una vicenda di prostituzione che vedo coinvolto il mondo degli ultà palermitani. Tutto parte da un annuncio su un sito di escort di una dipendente di un ente regionale, corredato da foto più che esplicite e da un lungo elenco di prestazioni sessuali. La donna, di 55 anni, ma che online si spacciava per più giovane, aveva un tariffario che prevedeva compensi medi di 100 euro all’ora. avrebbe appagato i desideri di tanti clienti in tutta l’Isola e anche oltre lo Stretto. Persone facoltose, costruttori, amici di politici e persino “un sosia di Di Caprio”.

Così diceva nel suo annuncio:

Ciao a tutti, sono Giulia, donna di classe e dalla sensuale eleganza, mi rivolgo a gentlemen di alto livello sociale che desiderano il piacere di una compagnia raffinata fatta di complicità e relax, non starò qui ad elencare i servizi che faccio e a decantare le mie doti...”

 L’attività della donna sarebbe stata sfruttata e favoreggiata da un uomo a lei molto vicino, esponente del tifo rosanero, percettore del Reddito di cittadinanza, e coinvolto nell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca.

Gli incontri a luci rosse in tutta la Sicilia dell’escort

Secondo l’accusa, per gli incontri a sfondo sessuale sarebbe stato utilizzato un b&b che si trova nella zona della Fiera, ma anche a Catania, Messina, Ragusa e Siracusa e con la possibilità “di raggiungere qualsiasi parte d’Italia”. Gli annunci per attirare i clienti sarebbero stati pubblicati su internet e per gli appuntamenti sarebbe stato utilizzato un numero di cellulare dedicato. La dipendente dell’ente regionale si sarebbe così barcamenata tra incombenze quotidiane (fare la spesa, il bucato ecc.), il lavoro nelle sedi istituzionali e il sesso a pagamento. In diversi casi si sarebbe anche lamentata (“sono stanca”), avrebbe rifiutato certe proposte dell’uomo che l’avrebbe sfruttata, ma soprattutto avrebbe fortemente temuto di essere riconosciuta. In tante intercettazioni, però, si sarebbe mostrata entusiasta degli incontri organizzati dall’indagato.

Le richieste dei clienti all’escort

Il 2 gennaio dell’anno scorso, come riferisce in un pezzo dettagliato Palermotoday, è proprio la donna ad informarsi con l’indagato delle eventuali richieste di incontri: “Senti, chiamate ce ne sono state?” e lui: “Una marina! Tipo sedici… Pure il costruttore chiamò…”. Successivamente l’uomo le comunicava: “Per domani probabilmente ci sono due appuntamenti, li facciamo qua, come b&b? Che dici? Quelli di Bakeca (si riferisce al sito, ndr) della scorsa settimana”. E lei: “Ma aspetta, nel senso che pagano?”, l’uomo chiariva: “Certo! Uno dà 200 e l’altro 300, in più l’altro aggiunge, molla… Che dici allora? Ti vogliono incontrare da sola, così io sto là dentro… Da sola, io sto chiuso là dentro nella stanza!”. La donna però non sembrava gradire: “No, no, no, no, che da sola… Nel salotto, perché chiuso?”, ma l’indagato insisteva: “Nella stanza, sto nella stanza, perché ti vogliono da sola… Preferiscono da sola, tanto sono nella stanza accanto quindi qual è il problema? Quindi un tipo verso le tre e mezza e l’altro più in là, dopo un’oretta, quello che è… Invece l’altro, quello di Mondello… dice: ‘Ma che fai questa volta da sola, così colà’, non gli ho risposto ancora…”.

La dipendente dell’ente regionale però non voleva: “No amore, no, no, perché già è pesante, pure sola, mi scasso la minchia! No tu gli dici: ‘E’ un gioco che mi piace insieme a lui, d’altronde come hai visto guarda solamente'”. L’uomo non mollava: “Se raddoppia? Gli faccio la proposta se raddoppia?”, ma non serviva: “No, no, non mi interessa, figurati se raddoppia! Semmai gli dici non cena, quelli della cena li aggiungi là nel regalino… Gli dici: ‘No perché per noi è bello così il gioco’, capito? Anche perché dobbiamo mantenere sul fatto di gioco, capito?”.


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Gli annunci hot sui siti di escort

I carabinieri per capire meglio il presunto giro di sesso a pagamento ed avere la conferma che “Giulia” fosse proprio la dipendente dell’ente regionale, hanno inserito su Google il numero di cellulare che sarebbe stato dedicato agli appuntamenti a luci rosse e si sono ritrovati “su specifici ed inequivocabili siti internet dedicati a incontri sessuali offerti da escort”. Su uno di essi la donna avrebbe pubblicato foto di lei nuda e/o in lingerie “con tabelle di offerte di varie prestazioni sessuali”, dicono gli investigatori.

A volte, come emerge dall’ordinanza di custodia cautelare, l’indagato “insisteva nei confronti della donna affinché la stessa contattasse telefonicamente e personalmente il cliente per stuzzicarlo, per scegliere la prestazione con la tariffa più alta, ovvero con più clienti contemporaneamente”, così come l’uomo avrebbe insistito perché la donna si prostituisse anche se lei si rifiutava. I carabinieri hanno inoltre riscontrato che effettivamente i due sarebbero andati con regolarità a Catania: il lunedì pomeriggio, quando lei avrebbe finito il suo lavoro nell’ente regionale, per tornare il martedì sera, ma pure il venerdì pomeriggio per tornare la domenica.

Le inquietanti intercettazioni che coinvolgono l’escort

Lunga la lista di contatti intercettati tra i due e i clienti. Il 10 gennaio dell’anno scorso, l’indagato diceva: “Già confermato, quando siamo lì dobbiamo chiamarlo… Via Contessa Giuditta (a Palermo, ndr), quando finiamo ci andiamo a mangiare qualcosa per i fatti nostri… Quello di domani ancora non si sa”. Il 17 la donna avrebbe ricevuto un cliente prenotato per un’ora e mezza e disposto a pagare 300 euro. Tra gli uomini in cerca di trasgressione anche il “sosia di Di Caprio”, come i due lo chiamavano.

In un caso uno dei clienti avrebbe tenuto a parlare direttamente con l’indagato per complimentarsi della sua “amica” e per concordare un incontro a tre, sempre a pagamento ovviamente. Era la donna a chiamare l’indagato subito dopo il rapporto sessuale e a dirgli: “Comunque ti vuole, che giochiamo insieme”. Il cliente diceva poi all’uomo: “Sono invidioso di te per la donna che hai, complimenti. Merita tanto, sarà un piacere poi conoscerci insieme a lei, per cui organizziamo quanto prima”. Il 18 gennaio i due manifestavano grande entusiasmo: “Non faccio che pensare a ieri, minchia bellissimo, non vedo l’ora di giocare in tre…”.

La variegata clientela dell’escort

Ma ci sarebbero stati anche clienti che avrebbero voluto trattare sulle tariffe, ritenute troppo elevate. L’indagato spiegava: “Dice: ‘Così caro’, ma tu mi hai chiesto un’ora outcall e quindi è normale… Caso mai – diceva poi alla donna – tu lo stuzzichi verso dopo pranzo, le 15, gli mandi un messaggio…”. E ci sarebbero stati anche clienti che, per quanto facoltosi, non sarebbero stati particolarmente attraenti: “Ti faccio ridere – raccontava la dipendente dell’ente regionale – lui (il cliente, ndr) ha ordinato da bere un chinotto, un coglione, la puzza d’alito… mi viene da vomitare”. Ma l’indagato avrebbe avuto un’unica preoccupazione: “Almeno lui li ha usciti i soldi?” e lei: “Cento”.

La donna avrebbe temuto fortemente di poter essere riconosciuta, vista la sua vera attività lavorativa. Un giorno un cliente avrebbe scoperto foto di lei “in chiaro”. Era l’indagato a comunicarglielo: “Dice: ‘Vedi che su Instagram ci sono tue foto in chiaro” e lei: “E quindi sa pure il mio nome questo? Ma c’è da morire, io ce l’ho blindato, come fa? E sotto quale nome? Così nel caso io lo denuncio subito” e l’indagato replicava: “Me le ha rubate le foto, me le avranno rubate…”. Il 23 gennaio, in occasione di un altro appuntamento a luci rosse, lei si lamentava di avere tempi troppo stretti e di trovarsi costretta a passare dalla suocera “tutta cunzata”, cioè in abiti succinti.

L’amico del politico all’escort: “Ti ho vista all’Ars…”

Il 28 gennaio la donna raccontava che un cliente, peraltro amico di un importante politico regionale, l’aveva appena riconosciuta come dipendente dell’ente regionale: “Praticamente lui mi fa ‘Ma tu che lavoro fai, perché mi sembra di averti visto, io ti ho visto all’Ars…’. Minchia sono morta e mi fa: ‘Di me ti puoi fidare, io conosco a tutti, sono intimo amico di (e faceva il nome del politico, ndr)’, conosce … (fa il nome di un superiore della donna, ndr) da quando erano piccoli, dice: ‘Questa è una pezza di merda’… Gli ho detto: ‘Sì, sì, ti fa il sorriso davanti e poi, un ambiente di merda…”. Si rasserenava poi sul fatto che il cliente avrebbe mantenuto il segreto: “Comunque lui ha da perdere…” e poi riferiva di come si era comportato durante l’incontro: “‘Ma cosa sei’ mi ha detto, appena mi ha visto questi pantaloni è uscito pazzo… Mi fa: ‘Puoi stare tranquilla con me, quindi la tua amica… questo week end come siete combinati?'”, ipotizzando un incontro a tre. La donna diceva: “Io penso che quella per 200 euro si fa le corse”.

L’escort costretta a “lavorare” anche quando era stanca

In diverse circostanze la donna non avrebbe voluto prestarsi agli incontri a pagamento. Ma l’indagato, come rilevano gli investigatori, si sarebbe non solo innervosito, ma l’avrebbe quasi costretta: “Sono a pezzi – diceva la dipendente dell’ente regionale – dobbiamo fare la spesa, andare a prendere il gatto, sono stanca…” e l’indagato: “Ti riposi, tanto c’è la scusa della riunione… Non ne dobbiamo fare cose, non le facciamo, le facciamo domani”, ma lei insisteva: “Io sono stanca, ma perché non mi devi credere… E allora basta non mi fare forzatura… Allora tu quando mi tagli così, io divento pazza” e l’uomo ripeteva: “Tu sei assurda”. La donna continuava, prima di convincersi: “Allora a me questo fatto che ti volti ogni volta così appena io dico no… Punto primo come mi assali ogni volta quando… non appena io dico no perché non me la sento me questa cosa non deve esistere…” e poi: “Comunque io faccio un poco meno di un’ora… Ti scanno appena mi fai aspettare giù”.

Le variegate richieste dei clienti all’escort: “L’importante è che lavori bene…”

Nell’ordinanza sono riportate tante chiamate dei clienti. A un catanese, a febbraio dell’anno scorso, la donna diceva: “Quanto ti trattieni, mezz’ora o un’ora? Mezz’ora, tutta completa è 100 euro e un’ora è 200” e lui: “Facciamo una via di mezzo, 40, 45 minuti…”. Un altro: “Io telefono da Roma, volevo sapere se la settimana prossima tu sei ancora a Catania? Io prendo l’albergo, verresti tu da me?”. L’indagato riferiva poi di un cliente “impazzito” che diceva “voglio farti questo, voglio farti quello… Ti vuole da sola questa volta”. Un altro ancora: “Ho intenzione di venire perché ho visto nella foto e sei una bella donna” e lei: “Allora io ricevo in un appartamentino molto discreto e per tutto il resto dipende da tutto il tempo che vuoi stare con me, quindi se è mezz’ora 100, un’ora 200” e lui: “Ma come lavori tu? Fai anche massaggio? Fai tutto?” e la donna: “Completa”, allora il cliente: “Va bene, amore, l’importante è che lavori bene, i preliminari li fai liberi?”. L’indagato, in un altro caso, riferiva di un altro cliente ancora: “Un’ora per 250 euro, questo vuole fare tutto, il fidanzato, baci, cose… Ti vuole conoscere prima e poi ovviamente dice poi ti porta in hotel con jacuzzi e farà pure le foto…”.“

Insomma una vera e propria attività di prostituzione illecita. L’indagato e la donna si erano creati un giro di clienti non indifferente. Vedremo cosa verrà fuori dalle indagini della procura.


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