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Una brutta storia venuta fuori giovedì scorso a Palermo, quando due manager della moda e un altro uomo sono stati arrestati per aver organizzato un giro di prostituzione in cui coinvolgevano aspiranti modelle, anche minorenni.

 I vertici dell’agenzia Vanity model management sono finiti in carcere con l’accusa di aver gestito un giro di prostituzione minorile di cui avrebbero beneficiato anche in prima persona. I clienti potevano scegliere con quale ragazzina avere un rapporto consultando le foto nei cataloghi patinati

Modelle trasformate in Escort

Aveva meno di 15 anni e sognava di diventare una miss. Un universo di fama e passerelle, serate di gala e book fotografici. Scavando nei bassifondi di Palermo gli investigatori hanno invece trovato un circolo dell’inferno “in cui le ragazze venivano trattate come carne da macello”.

Aspiranti modelle che non hanno ancora ammesso di aver partecipato alle ” sedute” negli uffici di Francesco Pampa e Massimiliano Vicari dove si faceva sesso a quattro, dove le ragazze passavano da un ufficio all’altro per soddisfare gli appetiti dei titolari.

Tutti racconti che le cinque vittime hanno ripercorso con dovizia di particolari facendo i nomi di chi era con loro, di chi ha partecipato alle trasferte per la fiera dei cavalli arabi a Verona o per quella vinicola a Trapani.

Le altre giovani vittime dei due quarantenni finiti in carcere. Non se la sono sentita di raccontare i cinque giorni a Milano a disposizione di amici e clienti dei due impresari. Di giorno ragazze immagine, la notte oggetti sessuali per 200 euro nella migliore delle ipotesi, per 50 euro se dovevano soddisfare Pampa o Vicari.

Un’aspirante modella

“Lui di solito mi dava 50 euro, bevevo vino bianco perché mi ubriacava e non mi faceva vomitare”. Racconta una vittima agli investigatori riferendosi a Pampa.

La sua testimonianza è spesso interrotta da lacrime e singhiozzi. “Succedeva che si aspettava di fare il casting in agenzia e dopo lo facevamo. Se facevi questa cosa lavoravi di più, è ovvio”.

Il manager delle modelle, stando ad accuse e intercettazioni, in più occasioni avrebbe fatto da intermediario con i clienti. Uno di questi avrebbe incontrato più ragazze, anche nella stessa occasione, in una casa di campagna, nei pressi di Palermo: “Era grande, mi faceva schifo. Aveva troppi peli e una voce rauca”.

Dai verbali i dettagli del tariffario, con adolescenti pagate fino a 200 euro, in contanti o tramite ricariche su carte prepagate. “Quando finivamo uscivamo dalla stanza, entrava Frà e probabilmente prendeva i soldi perché poi entrava da noi e ci dava i nostri”.

Tra gli habitué delle ragazzine ci sarebbero stati imprenditori

Alcuni dei quali attivi nel settore dei cavalli, e pure uno chef di successo, spesso ospite nei programmi Rai.

Gli inquirenti li hanno individuati riscontrando le dichiarazioni delle ragazze e i riconoscimenti fotografici. Alcune giovani sono state portate in trasferta a Milano e Verona, sempre per delle fiere internazionali di cavalli. Il primo evento, in Lombardia, risale ad aprile 2019 e a parlare è sempre una delle vittime:

“Dopo cena siamo andate nelle stanze di questi uomini. Io non ce la facevo ad avere più rapporti nella stessa sera. Quando ho finito mi sono alzata e sono andata via. Siamo rimaste a Milano per una settimana o quattro giorni e ricordo che siamo stati con gli stessi uomini anche un’altra sera”.

Alcuni clienti, come un imprenditore partenopeo, avrebbero manifestato “un morboso interesse verso le modelle minorenni, accollandosi le spese di viaggio oltre a quelle del cachet”, appuntano i magistrati nell’ordinanza di custodia cautelare.

In un’intercettazione, in cui si pianificava una trasferta a Napoli, il cliente ne parla senza mezzi termini con il manager palermitano, trovando pure la soluzione ai “troppi giorni di scuola” che sarebbero stati persi.

“Con l’aereo, con l’aereo. Fanno pure la scuola la mattina, perdono solo il sabato. Gli diamo 80-100 euro puliti in tasca”. Un vortice di chiamate per concordare appuntamenti e trasferte in cui Pampa dettava le regole alle ragazze, imponendo la massima prudenza al telefono.

“Quando noi conversiamo poi devi cancellare tutto perché sono cose delicate”, diceva a una modella ingaggiata per un set di scatti hot in una mansarda.

“Il fotografo – spiega alla ragazza – è un artista. Mi ha detto che dobbiamo fare tutto con delicatezza, anche perché avrai una maschera. Se tu devi lavorare con noi devi cancellare le chat”.

I manager avrebbero instaurato un rapporto di massima fiducia con le modelle dell’agenzia, salvo poi imporre, secondo la ricostruzione degli investigatori, un rapporto sessuale a settimana pena il licenziamento.

“Io mi sentivo brutta – racconta un’altra presunta vittima – lui invece mi dava forza e sicurezza, mi aiutava, ma in realtà mi ha distrutta”. Pure questa modella assicura di avere partecipato alle serate milanesi di gala, al termine delle fiere dei cavalli.

“Hanno insistito dicendo che avrei potuto guadagnare un sacco di soldi se stavo con uno di questi uomini”, “Francesco e Max mi vendevano come una escort, continuando a propormi rapporti con altri uomini”.


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Fabio C.

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