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Maggio, l’ultimo mese dell’anno scolastico. Periodo in cui si tirano le somme, e a farlo non sono soltanto gli studenti, sperando nella loro piena promozione, ma anche i professori. In un periodo come questo, segnato dalla pandemia, con le sue restrizioni e con la didattica a distanza, sono soprattutto molti i giovani insegnanti che si ritrovano a valutare la loro esperienza, giunti ormai quasi all’arrivo.  A raccontarci le loro impressioni, due giovani laureate di Unipa, Martina ed Alessia.

Il racconto delle giovani insegnanti: l’esperienza di Martina

Martina, laureata alla Facoltà di Lettere moderne, ha iniziato la sua prima esperienza lavorativa nel mese di febbraio. “Questo è stato il mio primo anno di insegnamento. Ho iniziato in presenza per poi ritrovarmi, a causa delle restrizioni, in dad alle superiori, in istituto sia privato che pubblico”.

Com’è stato il passaggio dalla didattica in presenza a quella online? Quali differenze hai potuto notare?

Sicuramente la didattica a distanza priva noi insegnanti di molti strumenti, sia dal punto di vista scolastico che dal punto di vista umano, e anche la conoscenza con la classe appare falsata”.

È cambiato anche il tuo rapporto con gli studenti?

Con molti di loro ho instaurato un rapporto piacevole, riuscendo a lavorare la maggior parte delle volte in serenità, ma non nego che con i ragazzi delle medie, con cui ho lavorato solo in presenza, ci sia stato indubbiamente un affiatamento maggiore ed un’intensità relazionale più elevata”.

Cosa ti è mancato di più? C’è qualcosa che avresti voluto fare e che la dad, per cause maggiori, ti ha impedito?

“Sicuramente sono mancati quei gesti empatici ed affettivi. Un abbraccio a fine supplenza, una pacca sulla spalla o una carezza nei momenti di sconforto e di apertura confidenziale, soprattutto con i ragazzini più piccoli e bisognosi di un maggiore sostegno, considerata un’età così delicata”

Giunti ormai quasi alla fine di quest’anno scolastico, come giudichi questa tua prima esperienza? E cosa ti auguri per il prossimo anno?

“Questo è stato un anno indubbiamente formativo sotto ogni punto di vista, di crescita professionale e personale, che ha permesso a me e tanti colleghi di condividere con i ragazzi un momento estremamente delicato della nostra esistenza. Mi auguro, con poche speranze, che il prossimo anno si torni alla normalità, certa che, in ogni caso, insegnanti e studenti sapranno adattarsi alle circostanze dettate da forza maggiore”.


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Il racconto di Alessia

Alessia, laureata in Mediazione Linguistica con una successiva magistrale a Padova, è tornata nella sua Palermo ad insegnare francese. “Ho avuto il mio primo incarico in una scuola pubblica secondaria di secondo grado, al rientro dalle vacanze di Natale. Era una supplenza di circa un mese e per le 3 prime settimane si è svolta interamente in dad.

Il tuo primo impatto, dunque, è stato quello con la didattica a distanza. Com’è stato? Hai trovato delle difficoltà?

“In quel periodo si chiudeva il primo quadrimestre, quindi una prima difficoltà è stata sicuramente quella di valutare i ragazzi. È difficile riuscire ad entrare subito in sintonia con dei ragazzi mai visti, di cui non conosci i problemi e le difficoltà. Di certo, in questi casi, la presenza in classe mi avrebbe aiutata molto di più. Ad ogni modo, durante le prime settimane sono riuscita ad instaurare un buon rapporto con alcuni di loro. Con altri, invece, è stato più difficile catturare la loro attenzione…magari perché mi vedevano soltanto come la supplente in dad”.

Credi che la didattica in presenza ti avrebbe agevolata?

In generale sì. Con una didattica in presenza, per prima cosa avrei potuto conoscerli di più, guardare i loro volti e capire se fossero realmente interessati alla lezione o semplicemente annoiati e distratti. Dietro uno schermo non è facile riprenderli, tralasciando i problemi legati alla connessione. Oltretutto, organizzare e conciliare le attività adattabili a due differenti didattiche non è per nulla semplice”.

Tirando le somme, se dovessi dare un giudizio a questa tua prima esperienza professionale, quale sarebbe? E cosa ti aspetti dal prossimo anno scolastico?

Ad esser onesta, è stata molto stancante, sia per docenti che per gli alunni, che vanno avanti così dall’anno scorso. L’organizzazione è ancora molto confusionaria, con percentuali in presenza che cambiano di continuo, finendo così per disorientare ogni nuova volta i ragazzi. Purtroppo siamo ancora in emergenza, quindi dobbiamo ancora tenere duro, ognuno di noi nel proprio piccolo, con l’auspicio che il prossimo anno si possa iniziare in presenza e terminare nella stessa modalità”.

Dad, pro e i contro

La didattica a distanza, come abbiamo potuto constatare dalle impressioni delle ragazze, ha creato indubbiamente del malcontento anche dall’altra parte, quella della cattedra. In particolar modo per chi, come Martina e Alessia, si è affacciato alla prima esperienza lavorativa in ambito scolastico. Ma è anche vero che la dad è stata fondamentale per portare a termine un secondo anno scolastico travolto dalla pandemia e decreti, non permettendo di lasciar indietro l’istruzione. Ci uniamo all’augurio delle due ragazze, sperando che l’anno prossimo tutti possano tornare nelle loro classi: gli studenti ai loro banchi e gli insegnanti alle loro cattedre.

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A proposito dell'autore

Laureata in Giurisprudenza a Palermo con una tesi di diritto penale, non ho mai abbandonato la mia passione per la scrittura. Curiosa ed ambiziosa, cerco di rinnovarmi continuamente.

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