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Un anno fa, il 9 maggio 2020, Silvia Romano, la cooperante internazionale rapita in Kenya, tornava in Italia dopo ben 18 mesi di prigionia in Somalia. Oggi, la giovane è sposata ed insegna.

La nuova vita di Silvia Romano

Silvia Aisha Romano oggi vive fuori Milano, dove insegna lingue straniere in una scuola per adulti ed è sposata con un vecchio amico d’infanzia, Paolo, di origini sarde. I due si sono sposati il 5 ottobre scorso con rito islamico a Campegine, un paesino in provincia di Reggio Emilia.

La storia di Silvia

La giovane volontaria è stata rapita in Kenya il 20 novembre del 2018 e liberata in Somalia tra l’8 e il 9 maggio dello scorso anno. Silvia sarebbe stata rapita dal un commando di terroristi somali di al-Shabaab, legato ad al Quaeda, con lo scopo di richiedere un ingente riscatto per finanziare le proprie azioni militari. Le trattative con i terroristi sarebbero entrate nel vivo intorno all’estate del 2019, quando il gruppo terroristico cercò di contattare alcuni membri dell’intelligence italiana. Sui dettagli dell’operazione che ha condotto alla liberazione di Silvia Romano, resta ancora molto è da chiarire. Ciò che è certo è che la cooperante, non appena atterrata in Italia, dichiarò subito di “stare bene sia mentalmente che fisicamente”, e di non aver subito alcuna violenza dai suoi carcerieri.


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Il nuovo amore

Silvia e suo marito Paolo si conoscono fin da piccoli, ma la vita li ha poi separati, scegliendo ciascuno la propria strada. Dopo anni e dopo il rientro in Italia della volontaria, i due hanno ricominciato a sentirsi e a frequentarsi, finendo per innamorarsi. E proprio per amore, Paolo ha deciso di convertirsi all’Islam, abbracciando la stessa fede di Silvia e dandole quella protezione che ha tanto ricercato. La ragazza oggi è felice, e sogna un giorno di poter tornare al suo amore di sempre: l’Africa. Tuttavia, il ritorno non sembrerebbe cosa immediata, così da accontentare la madre che, a detta di molti, “morirebbe di paura“.

Silvia Romano e la lotta all’islamofobia

Silvia Romano è inoltre impegnata a combattere e contrastare l‘islamofobia. A capo del progetto Aisha, la giovane volontaria si occupa di abbattere le discriminazioni e le violenze domestiche di cui purtroppo sono vittime molte donne islamiche. Come riferito dell’Associazione stessa, la volontà è quella di “poter contribuire a sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema che raramente viene trattato dai media e che invece ha un impatto quotidiano specialmente sulla vita delle donne musulmane del nostro Paese“.

Fonte: La Stampa

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A proposito dell'autore

Cristina Riggio

Laureata in Giurisprudenza a Palermo con una tesi di diritto penale, non ho mai abbandonato la mia passione per la scrittura. Curiosa ed ambiziosa, cerco di rinnovarmi continuamente.

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